Secondo Honorè de Balzac, tra i maggiori scrittori del XIX secolo, le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate.
Nulla di più vero nel caso verificatosi a Napoli ieri, il 10 dicembre del 2009, in occasione di una manifestazione pacifica di ambientalisti, gente rara in una Regione governata dai Verdi e messa al tappeto dall'incapacità dell'azione di governo in dieci anni, tanto che per togliere la spazzatura dalle strade è dovuto intervenire il Presidente del Consiglio.
Da decenni in Campania le autorità locali e statali, sia quelle di tipo elettivo che le istituzioni di tipo burocratico, dormono anche di fronte allo scempio dell'ambiente marino devastato da un sistema di depurazione costoso e paradossalmente inquinante e nessun pezzo grosso resta impigliato nelle maglie della legge per gli ingenti danni prodotti all'igiene ed all'economia.
In più, denunce presentate da oltre quattro anni ancora non sono state neanche esaminate.
Appena i cittadini, cioè i soggetti danneggiati nella salute e nella tasca dall'illegalità ampiamente diffusa e durevole delle Istituzioni stesse, si organizzano per una pacifica manifestazione ecco che vengono trattati come malfattori.
Il 10 dicembre del 2009 oltre trenta associazioni organizzano una pacifica manifestazione denominata “Carovana per la legalità e contro il degrado.”
Una fila di auto colorate, fasciate di manifesti, parte dal fiume Garigliano per incontrare altre auto in vari punti di raduno lungo i circa sessanta chilometri del litorale, a Mondragone, a Pescopagano, a Regi Lagni e infine a Cuma, per poi dirigersi con bandiere e striscioni al Palazzo di Giustizia e chiedere al capo della Procura partenopea di accelerare le indagini contro i responsabili ed ai Consiglieri regionali di intervenire subito sull'inutile assessore all'ambiente che risponde al nome di Walter Ganapini.
Sono associazioni del tutto autonome tra loro, associazioni di comuni cittadini e associazioni di categorie che operano nel settore turistico, ma fanno capo, nella lotta contro l'inquinamento del litorale domitio, una costa rovinata dall'inefficienza della depurazione, al cartello ambientalista di Costa dei Sogni.
Mentre si svolge la manifestazione la polizia a sorpresa blocca il corteo.
Se non si sono verificati spiacevoli incidenti tra manifestanti e polizia ciò è dovuto semplicemente alla buona qualità dei partecipanti ed alla legalità di cui è intrisa la manifestazione, legalità che ha impedito ai manifestanti di reagire alla violenza istituzionale usata dalle forze dell'ordine.
Questi i fatti:
La Polizia di Stato, uffici di Caserta e Napoli, le province attraversate dalla carovana, tempestivamente avvisata della manifestazione in questione nella settimana prima, ha inopinatamente impedito l'attraversamento della città di Napoli al corteo di auto perché troppo lungo.
Non lo ha fatto in via preventiva e nei giorni immediatamente precedenti la manifestazione durante i quali ha ripetutamente invitato e ricevuto i responsabili delle associazioni nei propri uffici.
Non lo ha fatto neanche quando all'ultimo posto di raduno, innanzi al depuratore di Cuma ha avuto contezza piena del numero delle autovetture che provenienti da Baia Domitia, Mondragone e Castelvolturno si univano a quelle lì in attesa, giunte da Quarto, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, ma lo ha fatto dopo vari tentennamenti che hanno esasperato i manifestanti comportando un ritardo di circa mezz'ora della carovana.
Lo ha fatto in ritardo e proditoriamente guidando la carovana della legalità lungo la via Domitiana, deviandola poi in una strada senza traffico, Viale Giochi del Mediterraneo, e bloccandola lì con la pretesa che solo 10 o 15 auto avrebbero potuto proseguire per attraversare la città.
La delusione dei tanti che si erano alzati all'alba, lasciando le proprie occupazioni, per un lento viaggio di 60 chilometri in ordinata fila al fine di segnalare alla città di Napoli il proprio sdegno contro i responsabili di un disastro ambientale unico in Europa, si è trasformata prima in forte disappunto e poi in protesta allorché è stato chiaro che le forze dell'ordine cercavano addirittura lo scontro invece che la semplice cura dell'ordine nella colorata colonna di auto regolarmente in fila.
Ma una carovana per la legalità non può scontrarsi con la polizia ed è per questo che, essendo i cittadini le mosche piccole di cui parla Balzac, nonostante l'ingiusta violenza esercitata nei loro confronti i manifestanti hanno invertito la marcia e si sono diretti alla tangenziale cittadina per raggiungere il Centro Direzionale.
L'imprevisto contrattempo ed il fatto che non si potevano avvisare le centinaia di macchine in fila di quanto accadeva in capo alla colonna anche per evitare le comprensibili reazioni di protesta che vi sarebbero state, hanno comportato lo smembramento della carovana, spezzata in più tronconi. Svariate decine di auto hanno rinunciato ma la maggior parte è riuscita solo faticosamente a ricompattarsi al Centro Direzionale dove sia il Procuratore Capo, Giovandomenico Lepore, affiancato dal dr. Aldo De chiara, procuratore aggiunto a capo della sezione ambiente, sia il presidente del Consiglio Regionale facente funzione, Gennaro Mucciolo, con i capigruppo dei partiti,li attendevano per incontrare le delegazioni dei manifestanti.
Nonostante il ritardo, gli incontri si sono svolti ma le vessazioni della polizia non sono cessate a seguito del primo e grave impedimento frapposto all'attraversamento della città e sono proseguite con accanimento incomprensibile.
Infatti, a causa del ritardo si sono formate due delegazioni, una di quattro persone è andata dal Procuratore della Repubblica e l'altra di sette persone si è diretta al Consiglio Regionale.
Mentre la delegazione in Procura veniva con cortesia ricevuta dal Lepore e dal De Chiara, l'altra delegazione il cui ingresso veniva ripetutamente sollecitato dai consiglieri regionali in attesa unitamente al Presidente Mucciolo, veniva sorprendentemente bloccata dalla Polizia.
Veniva cioè impedito con la forza l'accesso ai cittadini attesi dall'autorità per oltre un ora fin quando il funzionario della polizia che accompagnava la delegazione in Procura non si liberava dal precedente impegno.
Il tutto senza alcuna logica motivazione apparente e quindi solo per desiderio di sottolineare il proprio strapotere, bloccando dei cittadini inermi, attesi dalle autorità, al solo fine di stuzzicarli al massimo per chiarire loro che in definitiva essi, cioè i cittadini normali, sono solo le mosche piccole di cui parla Balzac e che se si agitano possono trovarsi impigliate nella ragnatela di cui parla lo scrittore francese.
Fortunatamente nessuno dei cittadini-mosche si è agitato ed alla fine nessuno è rimasto impigliato nella ragnatela della legge e portato in Questura per oltraggio alle forze dell'ordine o anche solo per un mortificante controllo.
Quasi alle tre del pomeriggio, la delegazione è stata ricevuta al Consiglio Regionale e la manifestazione che doveva concludersi alle ore 13, si è conclusa invece alle 16 con i manifestanti infreddoliti e digiuni.
Il litorale domitio, circa sessanta chilometri di costa tra le più belle d'Italia su cui domina l'Acropoli di Cuma, la prima colonia greca italiana madre di Napoli, in decenni è stato rovinato da progetti inefficienti di depurazione costati sino ad oggi almeno tremila miliardi di moneta del vecchio conio. I responsabili dell'azione di governo non sono stati neanche indagati e appena i cittadini trovano la forza di protestare vengono trattati come malfattori. L'aforismo di Honorè de Balzac è purtroppo ancora attuale a distanza di due secoli. Si tratta di una vicenda triste per davvero.
11 dicembre 2009
Gaetano Montefusco



