MAXI RISARCIMENTO
di Cristiano Gatti - da Il Giornale del 13 dicembre 2002
Non si sposta con le renne e non ha una fluente chioma bianca, ma quest'anno, a Napoli, Babbo Natale sarà lui. I suoi doni? Dici niente: 370 miliardi di vecchie lire, distribuiti a 1205 famiglie. E più avanti arriveranno pure gli interessi: altri 350 miliardi. Insomma, un totale di 371 milioni di euro. E chi è costui, una Lotteria di Capodanno? Al solo sentirne il nome, Bassolino sputa cianotico il caffè che amabilmente sorseggia e la Iervolino lancia urla sacrileghe. Avvocato Gaetano Montefusco classe 1950, qui per servirli.
Dopo otto anni di lotta impari, lui moderno Masaniello a capo della banda disperata dei creditori, loro sindaci di un Comune che non paga i debiti, finalmente giustizia è fatta: dal ministero degli Interni è partito il via per le agognate restituzioni. Il primo a goderne è l'ingegnere Aldo Aveta, che da epoche immemorabili aspettava cinquanta milioni per consulenze tecniche. Entro la fine dell'anno, seguiranno gli altri 1204: da un anonimo contribuente che aveva versato ventimila lire più del dovuto, a un grande gruppo alimentare che s'era visto espropriare un terreno senza mai ricevere senza mai ricevere il pagamento di dodici miliardi. Nel mezzo, tanta gente napoletana invecchiata sull'uscio del municipio, sognando invano che l'istituzione onorasse gli impegni: l'impiegata che non ha mai ricevuto le duecentomila lire di una remota tredicesima, il negoziante di elettrodomestici che ciclicamente si trovava i liquami delle fognature pubbliche tra lavatrici e frigoriferi, senza peraltro avere mai una lira dei risarcimenti stabiliti con sentenza, librai che avevano anticipato i libri agli scolari bisognosi scoprendo con le relative cedole di avere in mano solo carta straccia.
L'avvocato Montefusco, che in questa battaglia ha perso molti capelli e qualche anno di vita, adesso è un uomo felice. Seduto alla sua scrivania, contempla il capolavoro e teneramente se ne compiace: “Mi davano del pazzo, hanno parlato di missione suicida. L'avversario sembrava imbattibile, ma alla fine abbiamo vinto noi. Oggi è un grande giorno per Napoli: un giorno di civiltà. E se non suona troppo personale, vorrei dire che questo è anche uno dei più bei giorni della mia vita”.
Come alla moviola, rivede le fasi salienti del durissimo match. È il 1993:in un tiepido giorno di maggio la giunta Bassolino conquista la proclamazione ufficiale dello “stato di dissesto”. In soldoni, significa che il Comune può congelare tutti i suoi debiti e rinviare i rimborsi a data da destinarsi. A mai più, sembra subito d'intuire ai napoletani, che sono uomini di mondo.
L'esercito degli afflitti non è piccolo cosa: a vantare crediti, esegui o copiosi, è una moltitudine di ventimila soggetti, per un totale di duemila miliardi. Questa Napoli nella Napoli è davanti a un bivio: rassegnarsi o combattere. A qualcuno dei disperati, ingegnandosi sul da farsi, torna in mente un giovane avvocato che nell'82 si era segnalato con ottimi successi nelle cause per i rimborsi ai terremotati. Una sera del '95, ricorda Montefusco, bussano al suo studio: avvocà, lei ci deve aiutare. “Non ci pensai molto. Mi frega il carattere: se mi impunto su una causa sono disposto a rovinarmi. E questa lo era più di tutte: non potevo tollerare che tanta gente subisse senza difese i soprrusi del potere. Così, accettai. Chiesi soltanto, data la mole del lavoro, che si formasse un Comitato ufficiale. Poi siamo partiti per la missione impossibile...”
Anni durissimi. D'altra parte, un Tyson della categoria: o' Bassolino. “Ha sempre guardato con arroganza al problema. Ma io gliel'ho ripetuto in mille modi: sindaco, noi non le daremo tregua. Si ricordi: primo o poi lei pagherà”. Come non bastasse, l'ineffabile primo cittadino vanta anche una straordinaria copertura a norma di legge: nel '98 davanti a una costellazione di Comuni bersagliati dai pignoramenti, lo Stato istituisce la transazione. In altre parole: chi rinuncia, grosso modo, alla metà del credito, può avere i soldi subito. Per l'avvocato Montefusco, è come se lo mordesse la tarantola: “Uno lavora per il Comune, non viene mai pagato, fa causa, la vince, aspetta anni, rischia magari di fallire, poi improvvisamente gli dicono che deve rinunciare a quasi la metà del debito e a tutti gli interessi. Lo sa come si chiama questa operazione? Usura. Non lo dico solo io. Lo dice anche padre Massimo Rastrelli, il presidente della Fondazione antiusura: la transazione è un sopruso di Stato...”.
È un sopruso, ma alla lunga in tanti lo subiscono. Stremati ed esauriti, i creditori sottoscrivono l'accordo-capestro; meglio pochi, ma sicuri. Montefusco assiste e comprende: “Tanta gente era con l'acqua alla gola, non potevo pretendere che arrivasse sino in fondo. A quelli che potevano resistere, ho detto questo: consideratemi un vostro investimento. Hanno investito, ora passano all'incasso”.
Dei ventimila sono rimasti 1205. A loro, i 370 milioni del montepremi, più gli altri 350 degli interessi che arriveranno quanto prima. Una cifra enorme. Domanda: dove la trova il Comune di Napoli che notoriamente non è Las Vegas? “I soldi ci sono già dal '98. Mica del Comune, no: è un mutuo a fondo perduto concesso dallo Stato. Soltanto che Bassolino, allora, pensò bene di non usarli per saldare i debiti: l'astuto sindaco contava molto sulla transazione, così da costringere tutti quanti ad accettare l'obolo, mentre lui si faceva bello con presunti avanzi di gestione. Ma i 1205 che hanno resistito sono riusciti a sconvolgere i piani, obbligando adesso la giunta a usare il mutuo, come sacrosantamente dovuto...”.
Passato a miglior vita, in senso buono, Bassolino non subirà l'onta della sconfitta. Tocca al suo successore, la Iervolino. “Buona, anche la signora: ha già cavalcato l'avvenimento sostenendo che grazie alla sua sana gestione il Comune è finalmente in grado di onorare gli impegni. Ma faccia il piacere. I creditori devono ringraziare il mutuo dello Stato, altro che la sana gestione del Comune. Non mi sembrava il caso di specificarlo, ma visto l'atteggiamento della signora sindaco, lo farò: per lunedì ho già convocato una conferenza stampa, tanto per ripristinare la vera verità”.
Avvocato, permetta: ma lei quanto ci guadagna? “Alla fine ciascun creditore, per la sua singola questione, ha dovuto prendersi un legale. Io sono rimasto solo nel ruolo di capofila. Cioè ci ho rimesso. Ma non importa. Dovevo farlo. Senza questa battaglia, non sarei mai riuscito a reggere le domande dei miei due figli più grandi, che già studiano giurisprudenza: come spiegare la vergogna di un'istituzione capace di vessare i suoi cittadini?”.
Permetta una seconda e ultima volta: diranno che si muove per bieche finalità politiche. “Da anni ricevo tante proposte di candidatura. Dal Polo e dall'Ulivo. Ho sempre evitato, non mi interessa... Però, un momento: adesso che ci penso, da qualche tempo l'Ulivo non si fa più vivo...”.



