Cuma: I comitati, fermate quel disastro

Sit in di protesta davanti al depuratore di Cuma. Un centinaio di persone ieri mattina si sono riunite davanti all´impianto di Pozzuoli per protestare contro il malfunzionamento. Qualche settimana fa lo sciopero dei dipendenti e lo sversamento in mare di 400 mila metri cubi di liquami, è scattato un vero e proprio allarme per l´ambiente mentre continuano le polemiche tra la Hidrogest, società che gestisce il depuratore, e la Regione Campania “concedente” del servizio, in ritardo nei pagamenti. Per la fine del mese è attesa la decisione di una eventuale risoluzione del contratto.
«I cittadini sono allarmati - dice Antonio Damiano, promotore della protesta - I dati Arpac, pubblicati sul sito il 2 luglio, parlano di 200 mila batteri coliformi a Licola, mentre il limite è di 2000. È ora di accertare le responsabilità nella gestione del depuratore e fermare questo disastro». L´appuntamento è stato dato via Facebook da un gruppo chiamato “Chiudiamo il finto depuratore di Cuma” e sono intervenuti comitati civici, associazioni per la difesa dell´ambiente, politici e semplici cittadini. «La confusione è generale - denuncia Damiano - Sappiamo per certo che al depuratore arrivano rifiuti chimici che non è in grado di smaltire. E tutti noi continuiamo a pagare un canone sulla bolletta dell´acqua per una depurazione che non riceviamo».
Un impianto progettato negli anni Settanta che agisce con una tecnologia vecchia e inadeguata. Sul cui ammodernamento si discute senza trovare soluzioni. «È uno scandalo - denuncia Gaetano Montefusco, legale dell´associazione ambientalista “Costa dei Sogni” - Sono sette anni che stiamo facendo una battaglia contro questo impianto». Un ingranaggio delicato che già da tempo mostrava segni di cedimento: «Basta un granello di sabbia e si blocca, lo sappiamo tutti - continua Montefusco - C´è anche una nostra denuncia alla Procura, dopo tanto tempo è stata ritrovata. Il fascicolo è stato affidato alla sezione ambientale». Verifiche dettagliate e nuove analisi da confrontare con i dati Arpac, stabilire la vera entità del danno dopo lo sversamento, diffondere i dati reali sulla condizione dell´inquinamento delle acque: queste le richieste dei comitati uniti nella protesta che si sono dati appuntamento per giovedì. «Stiamo pensando di coinvolgere il ministero dell´Ambiente», interviene Maria Rosaria Luongo di Legambiente.
Intanto, la situazione è allarmante anche sul litorale casertano: il rapporto 2009 dell´Arpac ha vietato la balneazione per 30 chilometri di costa. Colpa di un altro depuratore, quello di Villa Literno. (La Repubblica - Napoli, 13 luglio 2009)