Dalla sensibilità delle donne la nuova rivoluzione ecologica (da Il Denaro 8.3.2005)

Nel giorno in cui, almeno una volta all'anno, convenzionalmente
ricorre la festa della donna, è d'obbligo coniugare la
femminilità con la natura anche perché è proprio nel
rapporto con l'ambiente che si colgono le differenze tra i
due sessi. Non è un caso se l'igiene è un sostantivo
femminile ed è sufficiente riferirsi al mondo animale per
comprendere che il desiderio di pulizia in ciò che ci
circonda è connesso ad un istinto naturale di protezione
della specie e quindi dei soggetti più indifesi che sono i
nostri bambini. Le fasi storiche che vanno dalla comparsa
dell'homo habilis fino alla diffusione dell'homo sapiens
sapiens e al Paleolitico, videro la donna in posizione
marginale rispetto al maschio cacciatore che proteggeva la
famiglia dalle belve feroci procurando il cibo con la caccia.
Già col Neolitico, però, appena l'uomo passò a utilizzare
strumenti in pietra levigata e l'argilla per produrre stoviglie
e vasellame, avvenne la prima rivoluzione femminile il cui
aspetto più significativo è la scoperta dell'agricoltura e
della più comoda sedentarietà, con la nascita dei villaggi e
delle città.

Fu la donna a scoprire i semi buoni per alimentarsi e che
questi, se coltivati, producevano le piante dalle quali trarre
sostentamento, evitando di portare in giro la famiglia per il
mondo a cercar cibo ed esponendo in tal modo i piccini ad
un elevato tasso di mortalità.

Fu sempre la donna, poi, a trasformare in casa confortevole
la tana ove allevare i figli anche se poi, nella nuova civiltà
stanziale che si andava creando grazie al suo
fondamentale contributo, non le riuscì di svolgere ruoli
importanti nei posti di comando che le nuove strutture
sociali determinavano. Ciò perché i maschi si
approfittarono sovente della forza bruta per tenere in
soggezione le donne e, per evitare inutili tentativi di difesa
in favore del sesso maschile, basta citare solo l'odioso e
sanguinario manuale contro le streghe, il Malleus
maleficarum. Quel manuale fu un vero e proprio pamphlet
per castigare le donne che agivano e pensavano
liberamente e diede al clero, che ancora oggi inibisce certi
ruoli al sesso femminile, uno strumento per eliminare tutte
le donne istruite, le sacerdotesse e le amanti della natura.
Sì, perché chi amava la natura e percorreva i boschi,
riuscendo a trarre pozioni e medicamenti da piante od
animali, fu definita strega.

Oggi che finalmente la donna riconquista spazi è che è
sempre più ricorrente vederla in prima linea nei cortei a
difesa dell'ambiente, bisognerebbe che le donne si
producessero in una nuova rivoluzione e che si
prendessero da sole quello spazio che compete a loro nelle
scelte in materia ambientalista. L'ambiente può essere
salvato principalmente dalle donne perché la capacità di
pensare e agire in favore di chi ancora non è nato, di chi
cioè i politici comprendono nel logorato termine
"generazioni future", è una capacità naturale e si chiama
istinto materno ed è per questo che le donne possono e
devono svolgere il ruolo più importante per porre un freno
a questa dissennata corsa verso la distruzione
dell'ambiente.

Oggi le streghe non ci sono più e le donne riceveranno il
plauso della collettività se si dedicheranno con
determinazione a lottare contro quella bestia feroce che si
chiama inquinamento. Mi piace immaginare che nel giorno
della loro festa possa così un domani partecipare alle
celebrazioni un'altra donna che in passato chiamavamo
madre: la natura.

Gaetano Montefusco