LE CIFRE DEL DISSESTO FINISCONO IN PROCURA

da il Giornale del Sud del 13 giugno 1998
di Roberto Aiello

Le cifre del dissesto finiscono in Procura

Il comitato dei creditori respinge la proposta di transazione: “È lesiva della nostra dignità”

Nessuna transazione, nessuno sconto. Il Comitato dei creditori del Comune di Napoli ha deciso: rigetterà la proposta avanzata dall'amministrazione Bassolino. Anzi, la delibera che vorrebbe definire la questione dei debiti del Comune, e quindi del dissesto, attraverso il versamento del solo 60% del capitale dovuto sino al 3 maggio del '93, ha finito per mandare i creditori su tutte le furie.
“Non solo non accetteremo questa proposta – ha dichiarato il presidente del comitato, Luigi Milone – ma andremo avanti fino alla fine”.
L'assurdo, è stato spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa, è che l'amministrazione comunale non risulta certo a corto di risorse per far fronte ai suoi “impegni” che ammontano a circa 1.000 miliardi. I debiti accertati che il Comune avrebbe dovuto onorare già da tempo, ha spiegato Milone, avrebbero potuto essere pagati attingendo ai vecchi crediti (l'amministrazione comunale ne vanta per circa 1.068 miliardi), o ai beni mobili, (come ad esempio i 280 miliardi della vendita delle azioni Gesac, ancora non incassati) oppure a quelli immobili (il Comune ha palazzi per 3.000 miliardi). E se ancora non bastasse, continua Milone, ci sono anche gli utili o gli avanzi di amministrazione (circa 300 miliardi) resi possibili dall'aumento delle imposte, Ici in prima fila. Il tutto senza contare lo stanziamento del Governo previsto in questi casi (580 miliardi). Insomma i soldi ci sono e, dunque, quella proposta di transazione è inaccettabile. Tanto più che questa penosa situazione dovrebbe sbloccarsi il 15 settembre, termine ultimo per la presentazione del piano di rilevazione dei debiti. Da allora, spiega infatti Milone, la legge prevede che il Comune inizi a versare ai creditori acconti compresi tra il 40 e il 70 per cento del dovuto. Pertanto, è stato affermato, quella proposta è soltanto lesiva delle dignità di chi ha già rimesso abbastanza. Ma non solo. Contrariamente a quanto affermato tanto dalla Commissione liquidatrice (nota n. 148 del 20 maggio '98) quanto dalla stessa amministrazione comunale, la delibera di transazione non sarebbe stata concordata con i creditori, nemmeno, come è stato asserito, con l'associazione dei costruttori in prima fila. “È tutto falso – avverte l'avvocato Gaetano Montefusco, uno dei legali del comitato – non ci hanno mai interpellato. E, fino a prova contraria gli unici rappresentanti dei creditori siamo noi del comitato. Anzi lo stesso presidente dei costruttori del'Acen, Enzo Giustino, mi ha detto testualmente di non saperne nulla e di essere in completo disaccordo con questa proposta”. Ma il significato della conferenza stampa di ieri, alla quale erano presenti tra gli altri anche i senatori di Forza Italia Salvatore Lauro e Emiddio Novi, nonché il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Pietro Diodato, va ben al di là del semplice rigetto di una “offerta”. Il sapore è infatti quello della denuncia. Grava sulla vicenda il sospetto che quanto previsto per settembre, il pagamento degli acconti, possa essere aggirato attraverso l'emanazione di nuovi provvedimenti legislativi tesi a ritardare il versamento di quanto dovuto e a scoraggiare i creditori.
Ma c'è di più: altro timore è che, nell'ansia di eliminare il problema dissesto, alla fine il danaro per pagare i creditori legittimi vada per buona parte a chi non ne ha assolutamente diritto. Il tutto dopo che “per 5 anni governanti e amministratori locali – si legge in una nota del Comitato – hanno sbandierato in ogni occasione che il dissesto del Comune andava attribuito alla “Mala gestio”. Ma in tutto questo tempo non sono state accertate responsabilità né introdotte norme per impedire ogni pagamento a inquisiti, corrotti, concussi e mafiosi”.
I creditori, avverte Milone, terranno gli occhi bene aperti.