L'IMPRESA DISPERATA DI UN LEGALE: FAR PAGARE I DEBITI A BASSOLINO

Napoli alla Bancarotta
di Cristiano Gatti - da Il Giornale del 2/11/1999

C'è l'impiegata che aspetta duecentomila lire di una vecchia tredicesima. C'è il negoziante di elettrodomestici che ciclicamente si trovava nei liquami delle fognature comunali tra lavatrici e scaldabagni: anch'egli aspetta il risarcimento dei danni. Ci sono i librai che hanno puntualmente dato i testi scolastici agli alunni bisognosi dietro presentazione delle cedole comunali, salvo poi presentarsi in municipio per lo scambio cedole-denari e sentirsi dire che soldi non ce ne sono. C'è l'imprenditore che deve incassare cinque miliardi per vari lavori, ma che nel frattempo non ha settanta milioni da pagare all'INPS e ovviamente per questo rischia il fallimento.
Messi tutti assieme, con storie e cifre diverse, sono ventimila. È l'esercito dolente che ogni giorno si sveglia sperando di vedere il comune di Napoli saldare finalmente i suoi debiti. Ma è persino inutile specificare che tutte le sere torna malinconicamente a dormire sognando la stessa cosa. Sono le vittime dello stato di dissesto solennemente proclamato un giorno di maggio del '93: con quella disfatta contabile, la giunta si guadagnava di fatto l'immunità debitoria, tutte le somme dovute, anche e soprattutto quelle stabilite dai giudici dopo regolari cause legali. Totale surgelato, quasi 2mila miliardi. So' quisquiglie, direbbero in via Caracciolo.
Giardinieri, mense, asfaltatori, espropriati, industriali, semplici cittadini: tutti quanti uniti nella disperazione. A tenere in vita la loro esile speranza, dal 1995, un avvocato un po' folle e un po' genio. Si chiama Gaetano Montefusco, 49 anni, sposato e papà di tre maschi, napoletanissimo di Via degli Zingari. Vogliamo definirlo temerario? Vogliamo chiamarlo Don Chisciotte?
Nel suo genere, è un avvocato “No limits”: come quelli che si buttano in canoa dalle cascate o che scendono dalle creste dei monti sugli sci. Lui si è messo in testa di vincere questa scommessa disperata, contro la capitale mondiale del dissesto finanziario, nonostante Bassolino sia riuscito una volta a convincere persino Moody's (“la prestigiosa agenzia finanziaria”) che qui i bilanci sono fiorenti come nella Firenze dei Medici.
“Lo vedremo presto – annuncia vago e minaccioso l'avvocato Montefusco -, lo vedremo tutti quant'è fiorente il comune. Io vado avanti: so che è un'impresa disperata, ma non sopporto quelli che combattono solo le battaglie già vinte...”.
Come sia arrivato a guidare lo sbrindellato esercito dei creditori è storia ormai antica: nell'82 si era segnalato con ottimi successi, facendo scucire alla giunta Valenzi i pagamenti dei lavori per il terremoto dell'80.
E proprio in memoria di questi successi, una sera del '95 i più angosciati dei nuovi creditori – quelli congelati dalla dichiarazione di dissesto – suonarono al suo campanello. “Avvocà, voi ci dovete aiutare...”.
Lui non ne aveva una gran voglia: avviato a luminosa carriera e a facili guadagni, sapeva bene quale genere di grana fosse recuperare i crediti al Comune più sbollettato della Repubblica.
Ma loro erano insistenti. “Alla fine dissi di sì. Ma imposi una condizione: che si formasse un vero e proprio comitato, aperto non solo alle aziende più forti, ma anche al cittadino più marginale e più indifeso...”.
Se li ritrovò dietro, uniti dall'ultima speranza. “Perchè ho accettato? Sono un avvocato un po' strano. Se m'impunto posso combattere cause lunghissime senza guadagnare una lira. In questo caso non potevo tollerare che il potere politico, di qualunque colore, disarmasse le sentenze della magistratura, facendo ogni volta leggi che rendono le sentenze ineseguibili... È una suprema ingiustizia”.
Per essere più chiari: è come se durante una partita a scacchi, arrivato allo scacco, qualcuno decidesse che il re non conta più nulla, o come se durante un match di boxe, mentre l'arbitro conta l'avversario al tappeto, si stabilisse che il conteggio deve arrivare fino al settecento. “in questo caso, lo Stato italiano fa anche di peggio. Vuole sapere l'ultima? Allora. coi comuni sommersi di pignoramenti, ad un certo punto – l'anno scorso – si decide quanto segue: chi rinuncia al quaranta per cento della somma che gli spetta e agli interessi maturati nell'attesa, può avere i soldi subito. La chiamano transazione. Capito? Uno lavora, non viene pagato, fa causa, aspetta anni, rischia magari di fallire, poi alla fine gli dicono che deve rinunciare agli interessi e a quasi la metà dei soldi. È una cosa invereconda. E purtroppo qualcuno ha pure dovuto accettare...”.
L'avvocato Montefusco si fa molto amaro. Racconta di gente che aspettando i pagamenti del Comune è finita in mano agli usurai. “uno Stato non può dire a questi cittadini che devono accontentarsi di quattro lire. Sa come ha definito questa legge padre Massimo Rastrelli, il presidente della Fondazione antiusura? ? “sopruso si Stato”. Bassolino può avercela con me, ma contro queste parole c'è poco da dire...”.
Si, Bassolino se lo sogna pure di notte. L'avvocato Montefusco, con la sua testa lucida dentro e fuori, col suo sorriso da filosofo partenopeo, gli si avvicina al cuscino e gli sussurra amorevole: “Caro sindaco, potete inventarle tutte, ma io non mi fermo. Fino a quando mi seguirà l'ultimo creditore, sarò sempre al vostro fianco... Dormite bene, caro sindaco: domattina, al risveglio, io sempre qua sto...”.
Di giorno, nella realtà, si sono incontrati un paio di volte. L'avvocato si è fatto una sua idea: “'O' sindaco è un uomo arrogante, convinto solo delle proprie ragioni. Dice che questi debiti sono del passato, non suoi...”. Avvocato, diranno che lei fa la guerra per interesse politico. “L'hanno già detto: Ma se è solo per questo, sia il Polo che l'Ulivo mi hanno offerto incarichi e candidature. Eppure ho detto no. La mia è una battaglia al di sopra delle parti, tanto è vero che si è estesa anche ad altri comuni, dove di certo non comandano gli amici di Bassolino...”.
È una battaglia che viene da lontano, da quando il piccolo Gaetano Montefusco era squattrinato e giocava a calcio con gli amici in un campo al rione Zingari. Una volta un suo compagno tirò la palla e colpì in testa un poliziotto, facendogli cadere il cappello. Quello fece 'na piazzata tanta. “Il mio amico chiese scusa in mille modi, ma il poliziotto insisteva. Allora intervenni io e lo difesi fino a quando quel signore non si calmò. Bravo piccirillo – mi disse – da grande farai l'avvocato. Era un'idea, non l'ho cambiata...”.
Adesso ha davanti la missione impossibile, la missione “No limits”. Prima o poi, assicura, il muro cadrà: “Perchè i soldi ci sono: basta restituirli a chi sta aspettando. Vendano il patrimonio immobiliare, che ormai è solo un costo. Certo, un conto è soddisfare i creditori, un altro è fare una strada o un bel teatro: quanto a voti rendono qualcosa in più.
Ma il pessimismo mai? Anche tra i suoi derelitti ogni tanto qualcuno molla. Stanco di aspettare, accetta la transazione capestro e lascia la partita: “io li capisco. Ma a quelli che possono resistere, mi sono preso la responsabilità di dire questo: consideratemi un vostro investimento. Tanto per cominciare, il prossimo passo è rendere nulle tutte le transazioni: è un contratto in cui una parte è stata costretta a firmare in stato di necessità. Il Comune ha fatto da strozzino...”.
Avvocato, siamo sinceri: non c'è in giro per l'Italia un solo uomo sano di mente che scommetterebbe un cent sulla sua vittoria. Se ne rende conto? “Dicono che la mia sarà la guerra dei cent'anni. Dicono che non si può battere un avversario capace di cambiare unilateralmente le regole quando è chiuso all'angolo. Sento echeggiare i micidiali “te l'avevo detto”. Ma io mi indigno quando si sostiene che le battaglie disperate non vanno combattute. Ragionando così il diritto non vale più niente. Resta solo la protesta. O, peggio ancora, la scorciatoia col potere. Così, per ottenere quello che gli spetta il cittadino finisce per averlo come generosa concessione dal potente”.
Avvocato, perdonerà la domanda un po' sbrigativa: non è che fa tutto questo semplicemente per soldi? “Lasci che una domanda gliela faccia io: secondo lei, quanto possono pagare dei clienti che aspettano soldi dal Comune di Napoli?”.
Avvocà, sinceramente soprassiedo e sentitamente ringrazio. Si lasci dire solo un'ultima cosa. Un banale augurio. Che tra tanti avvocati delle cause perse, le riesca di passare alla storia come l'avvocato delle cause giuste. Disperate, grottesche, tragicomiche. Ma giuste.