NAPOLI, 27 ARRESTI PER 600 BUS MILIARDARI

Truccata l'asta, ordini di cattura per i produttori favoriti e i vertici dell'azienda comunale
di Carmine Spadafora - Il GIORNALE del 9 giugno 1999

Posti a sedere (in cella) 27. Dal capolinea di via Giovanbattista Marino, quartier generale dell'Anm (Azienda Napoletana di Mobilità) all'alba di ieri è partito un bus (marche Iveco, Breda-Menarini, Orlandi-Sicca) carico di imprenditori e alti dirigenti dell'azienda tramviaria, uno dei fiori all'occhiello del supersindaco ministro Antonio Bassolino. Capolinea, il carcere di Poggioreale (o le case di chi ha ottenuto gli arresti domiciliari). In un sol colpo, il pm Arcibaldo Miller ha fatto piazza pulita di due consigli di amministrazione dell'Anm (l'attuale e il precedente) del “nuovo” corso bassoliniano, più 17 dirigenti d'azienda.
Tra i destinatari degli ordini di custodia cautelare, infatti, ci sono l'ex assessore diessino-bassoliniano Paolo Mazzarotto, nominato presidente del cda Anm come esempio di manager trasparente e competente. Altro bassoliniano doc è il dirigente Antonio Ranieri, mentre è un ex rifondatrice, poi folgorata da Cossutta, Carla Majorana, componente del cda. I reati di cui sono accusati i 27 eccellenti sono, a vario titolo, truffa aggravata, turbativa d'asta, violazione di segreto d'ufficio, falso in atto pubblico, emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso in bilancio e indicazione di componenti negative indeducibili non corrispondenti al vero, favoreggiamento personale.
L'inchiesta della Procura (Miller è affiancato dal sostituto Alfonso D'Avino e da Antonio D'Amato) nasce da un libro-denuncia del coraggioso e preparato legale dei creditori degli enti in dissesto, Gaetano Montefusco, nel quale è evidenziato il singolare evento che un Comune con circa 2 mila miliardi di debiti sia riuscito a indebitarsi ancora di più con l'emissione di Boc sul mercato americano e dismettere, al di fuori delle competenze della commissione che sovraintende alla liquidazione dei debiti pregressi, un pacchetto azionario della Gesac (la sola società che gestisce i servizi a terra aeroportuali), a trattativa privata.
In sostanza l'avvocato Montefusco ha sottoposto all'attenzione dei magistrati inquirenti l'anomalia di un indebitamento a tasso fisso e per dieci anni a un costo del 9,82% l'anno, il mancato utilizzo del denaro ricavato e il suo singolare reinvestimento in operazioni di deposito in banca, a tasso pari alla metà del costo. Nell'ambito di questa indagine i Pm hanno ordinato il sequestro di una serie di incartamenti dai quali sono emersi gli elementi portanti di questa inchiesta, tra i cui filoni principali c'è appunto quello del'Anm.
Sotto la lente di ingrandimento dei Pm sono finiti quei 600 bus che, oltre a non essere piaciuti all'avvocato Montefusco, sono stati poco graditi anche da un'associazione per la difesa degli handicappati (che lamentavano la circostanza che i mezzi acquistati dall'Anm non rispondessero ai requisiti fissati dalla normativa europea). Altra denuncia era stata presentata dal titolare di una ditta esclusa, che lamentava “gravi manovre collusive” compiute dai vertici dell'Anm e dai titolari delle ditte vincitrici: Iveco, Breda-Menarini, Orlandi-Sicca.
I sostituti di Cordova hanno acquisito la certezza “che le ditte aggiudicatarie, ancor prima che fossero pubblicati i bandi di gara, hanno avuto piena conoscenza delle decisioni che l'Anm intendeva assumere al riguardo”. Ma anche che “tali ditte hanno avuto la disponibilità delle bozze preparatorie degli atti (lettere d'invito, bandi di gara, capitolati) che l'Anm doveva adottare per dare luogo all'acquisto in questione”.
Tale vantaggio avrebbe consentito, secondo i Pm, a “tali ditte di poter predisporre, la stesura conclusiva degli stessi, da un lato inserendo clausole che avrebbero consentito in modo certo l'esito positivo per loro delle procedure di gara, e dall'altro eliminando altre clausole che, viceversa, avrebbero comportato la loro esclusione”.
Una “fermata” a parte merita il ruolo avuto dala Profin, società gestita da Andrea Dotoli. Scrivono i Pm nella richiesta di arresto al gip Domenico Zeuli: “Le ditte in questione hanno fatto ricorso, in palese violazione dei capitolati di gara, all'intermediazione della società Porfin alla quale venica riconosciuta un'altissima provvigione, pari a oltre 20 miliardi di lire complessive, per attività commerciali che la Profin, in quanto società finanziaria e non commerciale, non poteva svolgere e che di fatto non ha svolto”.
La ditta avrebbe fatto ricorso “a false fatturazioni per giustificare tali operazioni inesistenti occultando oltre 10 miliardi, verosimilmente accantonati per la creazione di fondi neri”. Finiti in quali casse? Forse dei partiti, sospettano gli inquirenti.

Le cifre dell'inchiesta
Gli arrestati
Emessi 27 ordini di custodia cautelare: l'intero consiglio di amministrazione dell'Azienda napoletana di mobilità(tra cui l'ex presidente, l'attuale e il direttore generale), alcuni dirigenti e tecnici dell'azienda e i responsabili di 9 diverse società tra Torino e Napoli (Iveco Bus division, Bredamenarinibus, Profin, Cam. Orlandi-Sicca) che hanno venduto 600 autobus al'Anm per 191 miliardi. I mezzi sono stati acquistati con l'incasso dei Boc collocati dalla giunta Bassolino sui mercati finanziari.
Le accuse
Sono, a vario titolo, violazione del segreto d'ufficio, frode fiscale, falso, truffa, turbativa d'asta. Nelle procedure per gli acquisti, scrive il Gip, “sono stati commessi gravi reati con condotte improntate al totale disprezzo dell'interesse pubblico”.

Nota del sito:
Alla fine tutti gli imputati sono stati assolti dalle accuse mosse dalla Procura di Napoli.